venerdì 2 gennaio 2009

La Raccolta Dei Giunchi

Verdi giunchi dai getti rossi,
Lunghe foglie piegate dal vento;
Tu ed io nella stessa barca
A coglier giunchi, sui Cinque Laghi.
Partimmo all'alba dall'Isola delle Orchidee,
Ci riposammo al meriggio all'ombra degli olmi.
Tu ed io insieme a cogliere giunchi...
Calò la notte e non ne avevamo che un pugno.

[Anonimo, IV sec d.C., Cina]

venerdì 29 febbraio 2008

..come sparire graziosamente in una stanza..



non mi fa molto onore, però vorrei fare iniziare questo blog con una recensione non mia, che ho letto in giro per internet.

“Ho cercato di dirtelo più volte” disse lei, ma tu….. “Lascia che ti spieghi, e…” le dita di lui si fecero fameliche, anelavano il contatto con quel qualcosa, ne era certo, che lo avrebbe tirato su, almeno un po’. Open del lettore cd, un booklet dalle fattezze tutto sommato anonime, sicuramente non in linea con il contenuto che doveva rappresentare. Certo, un po’ di musica per alleggerire l’atmosfera avrebbe giovato, forse…. L’espressione di lei si fece interrogativa, rimuginò tra se e se “ma come, sto mollando sto’ stronzo, e lui che fa’, si mette su un cd?” The national, alligator, comprato per corrispondenza qualche giorno prima, belle recensioni su pop matters, pitchfork, via…si compra. Ma non l’aveva ancora ascoltato, quindi la scelta, diciamo almeno per la circostanza che andava a sottolineare, sarebbe potuta ricadere certamente su altro, qualcosa di cui lui conosceva le “proprietà riconciliatorie”, qualcosa che in situazioni analoghe aveva rappresentato la chiave di volta, l’ultimo colpo di reni di chi sta cadendo dal terzo piano, ma prima di scompattarsi al suolo, cerca di farlo non lasciando intentato nulla. Poca roba, direte voi, un cd non ha salvato la vita mai a nessuno dicono quelli che la sanno lunga, ma non gli ingenui come noi, come lui, che ancora credono che basti un’accozzaglia di parole musicate, spalmate ben bene su di una fetta di problemi, a far passare tutto. Secret meeting entrò di soppiatto nella stanza, la voce baritonale di Berninger, una sorta di Ian Curtis stonato da jack Daniels e Lucky Strike, che cantava “I’m sorry I missed you/ I had a secret meeting in the basement of my brain” certamente non aiutava, anche perché lei capiva l’inglese alla perfezione, e sicuramente aveva colto benissimo. “..azzo disse lui” ma tra se’ e se’, “come inizio non c’e male!” “Adesso pensa che abbia messo sto’ cd per impietosirla!” disse ancora lui tra se’ e se’. E comunque musicalmente c’eravamo, una sorta di american music club che aiutati da elbow e coldplay, tentano di forzare la porta di un drugstore nella 56a. “Allora finisce così…” disse lui “Finisce cosa?” puntualizzò lei “Beh..cosa. Quello che vedi, io e te in una stanza…e..” cercò di spiegare con tono dimesso lui. Karen nel frattempo era succeduta a secret missing, un piano minimal legato ad un drumming scheletrico lasciavano spazio ad uno dei ritornelli più belli della storia della musica tutta, compresi il gagaku giapponese ed i canti sinagogali. Ma su di lei non sortiva l’effetto sperato, anzi, la faceva risentire ancora di più, perché leggeva, in quel tentativo puerile e maldestro di corromperla emozionalmente con una canzone, tutta l’inadeguatezza e l’infantilismo di un uomo che non si arrendeva al fatto di essere ormai tale. L’apoteosi dello struggimento, per lui, e dell’imbarazzo misto a fastidio, per lei, si toccò con l’inizio di Daughters of the Soho riots, una ballad soffice e pura come una nuvola dei fumetti, una di quelle canzoni che prendono alla gola anche quando non c’è ne sarebbe bisogno, figuriamoci in una situazione del genere! Lui era distrutto, Berninger infieriva con quel cantato strascicato e rotto quasi dal pianto, i tasti del piano battevano, prima che sulle corde contenute nella coda, dritti nel cervello di lui, LA, SOL, REm, si conficcavano tutti lì. Lei si fece più vicina alla porta, quasi a sottolineare l’inutilità di ogni tentativo, casomai abbozzato da parte di lui, di trattenerla oltre con simili argomenti. “Sono venuta qui per….beh lo sai per cosa…, e tu che fai? Passeggi avanti indietro per la stanza, non parli, o meglio lo lasci fare per te a questo fallito che canta sta’ schifezza in sottofondo, ed io qui a sciropparmi questa situazione di merda? E no bello, io non ci penso neanche un minuto di più ad andarmene, mi hai rotto le palle te, i tuoi cd, le tue paturnie, le tue ombre, i tuoi silenzi, le mezze parole biascicate……..” “No…aspetta” è tutto quello che seppe dire lui. Ma il tonfo sordo della porta che sbatteva soffocò anche il più misero e pallido tentativo di reazione. Era finita, caro mio….. Intanto il cd si srotolava, baby, we’ll be fine, arabesco di indicibile bellezza, Friend of mine, nervoso mid-time per cuore e membra stanche, Val jester, vaporosa lullaby per insonni, All the wine, sino ad arrivare a Mr november, la perfetta summa di tutto lo spirito che aleggia sul lavoro di Berninger e soci, no wave e irruenza da disperati che mandano a gambe all’aria il tavolo verde su cui hanno appena perso la loro vita. Lei se ne era andata, le tempie pulsavano, lui si sdraiò sul divano, si versò da bere, un fiotto torrido di Bushmills gli arroventò la gola, Berninger ancora ululava dalle casse dello stereo, “ma si….” disse lui, ed un sorriso gli si disegnò sulle labbra, ora aveva capito…………
http://www.rocklab.it/recensioni.php?id=1054



Esperienze differenti, sicuramente. Ma quello che interessa è come la musica accompagni momenti che solitamente si pensano più indicati per un silenzio glaciale. E quante volte si vorrebbe in queste situazioni che anche una sola nota striminzita e magari stonata di chitarra, o di qualsiasi altro strumento ci venisse in aiuto.
I National sembrano concepiti per questo, per accompagnare la tua marcia solitaria contro tutto e tutti quando nessuno ha il tempo di aspettare che tu capisca chi sei, e che anche tu puoi sbagliare, e di grosso anche. Loro restano lì a cantarti in faccia però con calma, pacatezza, sembrano avere pazienza ecco. sembrano avere pazienza quando tutti l'hanno persa. ma non si lagnano mai, sanno anche darti la spinta, lo schiaffo che ogni tanto fa così bene ( "Mr November"). Almeno due i dischi imprescindibili. Il già citato Alligator e l'ultimo, splendido e per certi versi più cupo Boxer. Echi di Springsteen, di Mark Knopfler, della new wave che ora tanto va. Ma i National sono molto di più: una voce viscerale e coccolante, ma terribilmente maschia; una batteria geniale, solida e allo stesso tempo barcollante, affascinante nelle mille soluzioni con cui esce dagli schemi del rock; due chitarre si fondono in un unico intreccio seducente e delicato, spesso etereo ("Brainy") talvolta compaiono degli archi e dei fiati. Liriche che raccontano pascolianamente la vita. Pochi flash, immagini umili e di poco significato poetico se vogliamo; frasi sconnesse quasi ossimorico-blasfeme (i wish that i believed in faith. i wish i didn't sleep so late). I problemi di uno qualsiasi degli americani che restano fuori dalla sfera di immagine che ne abbiamo noi al di qua dell'Atlantico. Un newyorkese medio che vede la vita dalla finestra alta del suo ufficio, e spera ogni tanto di uscirci senza pensieri. E lasciar parlare un disco.
Questi National sono particolari. Un gruppo particolare per persone normali. Che per quanto si isolino a pensare, appaiano pazzi eremiti, emo boys in crisi di urlo, stronzi alle prese col conto presentato dalla vita, normali sono, e normali restano. Tanto quanto una sigaretta, di qualsiasi marca sia, brucia sempre allo stesso modo, e nello stesso tempo.



giovedì 28 febbraio 2008

A tutti

Questo blog nasce da un'esigenza mia personale di scrivere di musica, cosa che diventa sempre più difficile per la vita breve da cui sono condannati gli insostituibili giornali cartacei, a causa del proliferare di webzines che spesso sono dei veri calderoni di puri opinionismi e ascolti superficiali.
Studio per diventare giornalista, e ogni volta che mi metto a buttare giù qualcosa mi trovo a parlare e a pensare di musica. Perchè è forse l'unico argomento in cui mi muovo con una certa disinvoltura.
Bene. parliamone. giornalisticamente.